venerdì, Novembre 22, 2024

I più letti

Articoli correlati

Israele-Libano, Idf: “Colpiti 200 obiettivi, uccisi 15 membri Hezbollah”

(Adnkronos) – Israele ha colpito, in raid aerei, 200 obiettivi di Hezbollah nel sud del Libano, fra cui magazzini con armi e postazioni di osservazione. Lo ha reso noto l’Idf aggiungendo che nel bombardamento di un edificio a Bint Jbeil, vicino al confine con Israele, sono stati uccisi 15 operativi di Hezbollah.  

Le forze israeliane hanno inoltre chiesto nuovamente ai civili libanesi lasciare subito altre 25 località del sud. Tra le località indicate c’è anche Nabatiye, fra i principali centri abitati nel sud del Libano. “Le attività di Hezbollah costringono le Idf ad agire con forza contro l’organizzazione”, ripete il portavoce delle Idf, Avichay Adraee, nel messaggio di “avvertimento”. 

Il messaggio è solo l’ultimo di una serie di ordini di sgombero arrivati dalle forze israeliane per gli abitanti del sud del Libano, invitati anche in questo caso a spostarsi “a nord del fiume Awali”, a nord di Sidone. Rispetto al fiume Litani, l’Awali si trova più in profondità all’interno del territorio libanese, a circa 50 chilometri dal confine sud del Libano. 

 

Intanto continuano i raid israeliani su Beirut. E’ di almeno sei morti e sette feriti l’ultimo bilancio del bombardamento aereo che ha colpito alle prime ore di oggi un palazzo nel centro della città. Lo riportano i media libanesi. Israele ha confermato un raid mirato nella capitale libanese. Colpito un edificio nella zona di Bachoura, non lontano dal Parlamento. Il palazzo ospitava una struttura sanitaria affiliata a Hezbollah, riporta la Bbc, precisando che ci sono stati raid aerei nella notte anche contro obiettivi nella zona di Dahiyeh, nella periferia sud di Beirut. 

 

Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah – pochi giorni prima di essere ucciso in un raid israeliano, venerdì scorso, a Beirut – aveva accettato una tregua di 21 giorni con Israele. Lo ha detto alla Cnn il ministro degli Esteri libanese, Abdallah Bou Habib. “Era d’accordo”, ha detto il ministro a Christiane Amanpour. 

“Il Libano aveva accettato un cessate il fuoco, ma consultandosi con Hezbollah. Il capo del Parlamento, Nabih Berri, si era consultato con Hezbollah e avevamo informato americani e francesi”, ha raccontato il ministro.  

 

Sarebbe intanto prevista per domani, 4 ottobre, la cerimonia per l’ultimo saluto a Nasrallah. Lo riferisce l’agenzia ufficiale iraniana Irna, che cita informazioni arrivate dall’Iraq tramite ‘Sabereen News’. Nessun dettaglio sul funerale, né sul luogo di sepoltura di Nasrallah. 

Sabato scorso fonti della sicurezza libanese hanno confermato che il corpo di Nasrallah è stato recuperato intatto dal luogo del raid nella periferia sud della capitale libanese, storica roccaforte del gruppo sciita. Poi hanno iniziato a rincorrersi voci, mai confermate da Hezbollah, sul funerale di Nasrallah. 

 

“Il governo libanese è pronto a schierare il suo esercito a Sud del fiume Litani, dopo il cessate il fuoco, per applicare la risoluzione 1701 dell’Onu. Hezbollah è d’accordo e la comunità internazionale ci aiuta. Dobbiamo scegliere questa strada, invece della guerra, per raggiungere i rispettivi obiettivi senza spargere altro sangue”. Lo ha detto il premier libanese Najib Mikati durante una conversazione moderata da Edward Gabriel, presidente dell’American Task Force on Lebanon, pubblicata su La Repubblica. Mikati chiede agli americani di essere “equi” di guardare “chi sta violando le norme internazionali” e di sostenere “il cessate il fuoco immediato”. 

“Durante l’Assemblea generale dell’Onu abbiamo incontrato a New York i Paesi che sostengono la tregua di 21 giorni proposta dagli Usa – ha detto – Noi l’abbiamo accettata. La risoluzione 1701 è stata violata da Israele ogni giorno, ma se siamo preoccupati per l’esplosione di una guerra regionale applicarla ora è nell’interesse di tutti”. “Ho incontrato lo speaker della Camera Nabih Berri, e mi ha detto che la proposta della Casa Bianca è stata accettata da Hezbollah”, ha affermato. E ha aggiunto: se l’obiettivo di Israele “è far tornare i cittadini israeliani alle loro case in sicurezza, e possiamo raggiungerlo pacificamente attraverso la diplomazia, perché scegliere invece l’opzione della guerra e del bagno di sangue?”. 

Mikati ha raccontato di aver chiarito a Berri che “bisogna garantire l’efficienza dello Stato per assistere tutti i cittadini, soprattutto ora che ci sono molti profughi”, e che “per applicare la risoluzione 1701 è indispensabile schierare l’esercito al Sud”. “Terzo – ha insistito – questo è il momento di eleggere un presidente accettato da tutte le parti”. In una recente riunione con i donatori sono stati chiesti 427 milioni di dollari. “Si sono impegnati a fornirne 200, con la massima trasparenza e sotto il controllo dell’Onu – ha affermato il premeir – Ora però dobbiamo reclutare ed equipaggiare le forze armate, per poterle schierare al Sud. Abbiamo mobilitato 1.500 soldati, dobbiamo arrivare almeno a diecimila”. 

 

E’ salito a 41.788 il numero dei palestinesi uccisi nella Striscia di Gaza da quando è iniziata l’offensiva israeliana il 7 ottobre. Lo ha reso noto il ministero della Sanità di Gaza aggiungendo che 96.794 persone sono rimaste ferite. Solo nelle ultime 24 ore sono 99 i palestinesi che hanno perso la vita a Gaza e 169 quelli che sono rimasti feriti dal fuoco israeliano. 

 

L’Idf ha annunciato la morte del capo del governo di Hamas nella Striscia di Gaza Rawhi Mushtaha, ucciso con altri due dirigenti in un raid nel nord della regione di circa tre mesi fa organizzato dalle forze militari israeliane insieme allo Shin Bet. “Mushtaha era uno degli operativi di Hamas di più alto grado e aveva un impatto diretto sulle decisioni relative al dispiegamento delle forze di Hamas”, ha precisato Idf, spiegando che Hamas non ne aveva allora annunciato la morte. Insieme a lui sono stati uccisi Sameh al-Siraj, che nell’ufficio politico di Hamas aveva la delega per la sicurezza e Sami Oudeh, comandante del Meccanismo per la sicurezza generale. I tre si nascondevano in un compound sotterraneo fortificato e organizzato nel nord della Striscia di Gaza, un centro di controllo di Hamas equipaggiato per il soggiorno prolungato dei leader del movimento islamico.  

Mushaha era considerato il braccio destro del leader di Hamas Yahya Sinwar, uno dei suoi più stretti collaboratori. Con lui aveva istituito il Meccanismo per la sicurezza generale. Avevano scontato insieme una pena in un carcere israeliano. Mushaha era considerato la figura di più alto grado dell’ufficio politico di Hamas nella Striscia di Gaza durante la guerra. Era lui a organizzare il dispiegamento delle risorse militari ma anche a coordinare il governo civile, con la delega al dossier dei prigionieri. In precedenza aveva anche quella alle finanze, precisano i militari israeliani.  

 

E’ stato ucciso in un raid aereo nel centro della Striscia Aziz Salha, uno degli autori del linciaggio di due riservisti israeliani a Ramallah nel 2000. Lo riferisce il Jerusalem Post che rilancia notizie della radio militare sulla base di informazioni diffuse da media palestinesi. 

Salha, la cui immagine con le mani sporche di sangue fece il giro del mondo, era stato scarcerato nel 2011 ed era tornato a Gaza nell’ambito dell’accordo per la liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit, ricorda il Times of Israel. 

 

La contraerea siriana è entrata in azione contro ”obiettivi ostili” nei cieli sopra Damasco. Lo riporta l’agenzia di stampa siriana Sana. In precedenza erano state segnalate esplosioni nelle campagne vicino alla capitale siriana. 

Le forze israeliane (Idf) avrebbero effettuato nella notte un raid nei pressi della città siriana di Latakia. E’ quanto si legge sul Times of Israel che rilancia notizie dei media siriani. Secondo media legati all’opposizione in Siria, l’obiettivo sarebbe stato un deposito di armi. La radio Sham, emittente filogovernativa, ha riferito che è stata attivata la difesa aerea per ingaggiare “obiettivi” sul mare all’altezza della regione di Latakia e poi ha dato notizia di vigili del fuoco al lavoro per domare un incendio nella città di Jable, a sud di Latakia.  

Un consigliere dei Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran iraniani, è morto per le ferite riportate in un attacco aereo israeliano che tre giorni fa ha colpito la capitale siriana Damasco. E’ quanto riferisce l’agenzia iraniana Isna in una notizia rilanciata da vari media della Repubblica Islamica. Ucciso, secondo quanto reso noto, Majid Diwani che era di stanza in Siria. 

 

L’attacco missilistico iraniano sembra aver colpito una delle principale basi aeree militari israeliane. Lo scrive il Times of Israel, facendo riferimento a immagini satellitari di un hangar della base aerea di Nevatim, nel sud di Israele, scattate dopo il massiccio bombardamento di martedì sera e che sembrano mostrare un grande buco nel tetto. Le foto mostrano i danni al tetto di una fila di edifici vicino a una pista. Si possono vedere grandi pezzi di detriti sparsi intorno all’edificio. Nevatim ospita gli aerei più avanzati dell’aeronautica militare israeliana, tra cui i caccia stealth F-35 Lightning II prodotti negli Stati Uniti. 

 

 

Ultimissime